Richard Seroter, Senior Director e Chief Evangelist di Google Cloud, ha detto alla conferenza Google Cloud Next 2026 di Las Vegas che la fedeltà degli sviluppatori agli AI coding tool “è a zero in questo momento”. Google, di conseguenza, non si preoccupa di quale strumento i developer scelgano: li supportano tutti, quindi il problema non esiste.
È un’affermazione strategicamente conveniente. Ed è parzialmente vera: il mercato degli AI coding tool cambia a una velocità tale che costruire fedeltà attorno a un prodotto specifico sembra irrazionale. Cursor ha ridisegnato il suo modello di utilizzo nei mesi scorsi. Claude Code ha aggiunto funzionalità che tre mesi fa erano sulla roadmap in modo speculativo. Codex ha superato 3 milioni di utenti settimanali in pochi mesi.
Eppure la tesi che “la fedeltà è a zero” nasconde qualcosa che Google non ha interesse a nominare.
Cosa misura Google quando misura la fedeltà sviluppatori
Seroter probabilmente intende che gli sviluppatori non hanno un attaccamento emotivo a un tool specifico nel senso tradizionale. Non c’è la fedeltà al brand che si costruiva attorno a Vim contro Emacs, a IntelliJ contro VS Code, a strumenti che modellavano l’identità professionale di chi li usava. Gli sviluppatori di oggi provano un tool, lo usano per qualche mese, passano al prossimo se una funzionalità promettente appare altrove.
Ma “fedeltà” e “costo di cambio” non sono la stessa cosa, e la differenza è importante.
Un developer che ha investito tre settimane a configurare Claude Code con regole personalizzate per il progetto, contesto del codebase, convenzioni di stile, workflow di review automatizzati: quel developer non migra il prossimo martedì perché Codex ha appena rilasciato una funzionalità interessante. Non per fedeltà al brand di Anthropic, ma perché il costo di ricostruire quella configurazione altrove è reale e concreto. Si misura in ore di lavoro, in abitudini interrotte, in contesto perduto.
Secondo il sondaggio di The Pragmatic Engineer su 906 software engineer (febbraio 2026), Claude Code è il tool più amato con un 46% di “most loved”. Non è fedeltà a zero. È preferenza strutturata che si è consolidata nel tempo.
La fedeltà si è spostata. Non è sparita.
Questo è il punto che la dichiarazione di Seroter non coglie: la fedeltà degli sviluppatori agli AI tool non è morta. Si è spostata dallo strumento al workflow che quello strumento ha reso possibile.
Chi usa Claude Code da sei mesi ha costruito un layer invisibile di dipendenza. Prompt di sistema affinati per il tipo di codebase su cui lavora. Regole di progetto scritte in CLAUDE.md che riflettono le convenzioni del team. Abitudini operative che si sono integrate col tool in modo che la distinzione tra “come lavoro” e “come funziona Claude Code” è diventata sfumata. Quella configurazione non è generica rispetto al vendor: è specifica di Claude Code, delle sue convenzioni, delle sue API, del suo modello di interazione.
Ne ho scritto a proposito del billing a token AI come struttura di lock-in: il lock-in nei tool AI non si manifesta in contratti firmati o clausole di esclusiva. Si manifesta nella configurazione accumulata, nelle abitudini costruite mese dopo mese, nel costo invisibile di ricominciare da zero con uno strumento diverso.
Google non vede questa fedeltà perché misura la superficie: quale tool installi, quale sottoscrivi, quale menzioni in un sondaggio. Non misura la profondità: quanto di quel tool è entrato nel tuo processo quotidiano in modo difficilmente reversibile senza costo.
Il take di TechMonk: la fedeltà tacita è più pericolosa di quella dichiarata
Google dice che non le importa quale tool usi. Anthropic dice che non vuole creare lock-in. OpenAI dice che Codex è aperto e interoperabile. Tutti concordano: nessun vendor lock-in qui.
Nel frattempo, gli sviluppatori continuano a costruire workflow sempre più personalizzati attorno a tool specifici. Le aziende pagano abbonamenti mensili a due o tre vendor diversi, con dipendenze che nessuno ha mappato formalmente in un documento di architettura. Il rischio è distribuito ma non è a zero: si è semplicemente reso invisibile.
La fedeltà tacita, quella che non appare in nessun sondaggio ma che si manifesta nel momento in cui il tuo tool preferito annuncia un cambio di pricing o riduce le funzionalità del piano su cui lavori, è la più difficile da valutare e da gestire. Non appare nei dashboard di analisi di mercato di Google. Non appare nelle presentazioni di Google Cloud Next. Appare quando l’alternativa diventa necessaria e ti rendi conto di quanto hai costruito sopra a quello strumento, senza averlo pianificato.
L’ironia della dichiarazione di Seroter è questa: Google Cloud Next era una conferenza progettata per convincere gli sviluppatori a costruire più cose su Google Cloud. “La fedeltà è a zero” è una premessa conveniente per dire “puoi cominciare con noi domani senza costi di uscita da altrove”. Ma i developer che costruiranno su Google Cloud domani accumuleranno lì esattamente la stessa fedeltà tacita che hanno altrove oggi. La prossima volta che un vendor annuncia che la fedeltà degli sviluppatori è morta, vale la pena chiedersi a chi conviene crederlo.